40 anni di riproduzione assistita

40 anni di riproduzione assistita

Il 25 luglio 2018, la britannica Louise Brown ha compiuto 40 anni. Quella che è conosciuta come “bambina provetta” da ormai 4 decenni è diventata la prima persona al mondo nata tramite la fecondazione in vitro (FIV).

La sua nascita, nell’Ospedale General di Oldham Manchester, si è trasformata in un grande avvenimento mediatico e ha aperto un grande dibattito scientifico , e soprattutto, etico.

I genitori di Louise, John e Lesley Brown, cercavano di avere una discendenza da ormai nove anni, ma un difetto nelle tube di fallopio della madre, rendeva impossibile la gravidanza. Nel stesso tempo, il ginecologo Patrick Steptoe e il biologo di riproduzione di Cambridge, Robert Edwards da vent’ anni stavano facendo ricerche sulla fertilità e su come avere una gravidanza in casi, fino a quel momento impossibili.

Steptoe era riuscito a estrarre ovuli da donne fertili e Edwards li aveva fecondati in laboratorio. Insieme all’embriologa, Jean Purdy avevano fatto molti tentativi senza risultati. Fino a quando Purdy ha conseguito un embrione di otto cellule che si è impiantato con successo nell’utero di Lesley Brown ed è nata Louise. Il professor Edwards ha ricevuto il promio Nobel per la Medicina nel 2010. Tuttavia, Steptoe e Purdy erano morti prima di essere premiati dall’Accademia Svedese. E l’embriologa, non ha mai ricevuto nessun riconoscimento dalla comunità scientifica.

8 milioni di bambini

Secondo uno studio della Società Europea di Riproduzione Umana ed Embrioogia (ESHRE), da quel mese di luglio del 1978, sono nati in tutto il mondo, grazie alle tecniche di riproduzione assistita, più di 8 milioni di persone. Questo studio è stato realizzato secondo i dati dei registri regionali dal 1991 al 2014. La ESHRE stima che più di mezzo milione di bambini nascono ogni anno grazie alla riproduzione assistita, su un totale di due milioni di trattamenti che vengono realizzati annualmente.

Inoltre, questo lavoro dimostra che, in Europa, la Spagna rimane il paese più attivo in materia di riproduzione assistita, con un record di 119.875 cicli di trattamento registrati nel 2015, superando Russia, Francia e Germania. In termini globali, la Spagna è il terzo paese al mondo in cui si effettuano più trattamenti, solo dopo Giappone e Stati Uniti.

Innovazione constante

La riproduzione assistita è un campo della medicina in constante evoluzione. La ricerca è continua e ha permesso di raggiungere grandi traguardi in questi quattro decenni. Negli anni 80, la congelazione degli embrioni in surplus di un ciclo di FIVET ha significato un grande passo avanti. Questo permetteva di non stimolare nuovamente la paziente dopo un ciclo negativo, un’iperstimolazIone o nel caso in cui volesse un secondo bambino. Inoltre, si sono cominciati a utilizzare metodi poco invasivi per ottenere gli ovociti. Nelle prime FIVET, il pick up si faceva mediante laparoscopia.

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La preservazione con la tecnica di congelazione offriva ottimi risultati con gli spermatozoi perché non alterava quasi la qualità degli stessi, ma poteva danneggiare la struttura cellulare di ovuli ed embrioni. Per questo motivo, questo procedimento non offriva le stesse percentuali di impianto rispetto ai cicli “in fresco”.

Vetrificazione vs congelazione

Alcuni anni più tardi, la tecnica di vetrificazione è diventata la più efficace per congelare ovuli ed embrioni. Permette un veloce raffreddamento degli spermatozoi, ovuli o embrioni ed evita così, il danno cellulare, evitando formazioni di ghiaccio nell’acqua che contiene le cellule.

Prima di essere vetrificati, gli ovuli ed embrioni, passano attraverso un mezzo di coltura che ne protegge la struttura cellulare. Vengono poi introdotti nelle paillettes di vetrificazione, identificate, e sommerse in azoto liquido a -196 ºC e conservati nella banca di ovuli ed embrioni.

Altre grandi innovazioni della riproduzione assistita sono l’iniezioni introcitoplasmatica (ICSI), mediante la quale uno spermatozoo viene direttamente introdotto in un ovulo, permettendo così di riuscire ad avere la fecondazione in caso di basso numero di spermatozoi. O la diagnosi genetica preimpianto (DGP) che permette di studiare il DNA degli embrioni per trasferire, nell’utero materno, quelli geneticamente sani.

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