I figli nati da un trattamento di ricezione ovocitaria, devono conoscere le loro origini?

Attualmente abbiamo a disposizione molti studi che indicano se è meglio o no raccontare ai propri figli le loro origini quando sono stati concepiti attraverso la donazione di gameti.

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Tenendo conto della libera scelta di ogni persona, oggi contiamo sui dati dell’ultimo studio realizzato e pubblicato nel maggio del 2016 sulla rivista Human Reproduction.

Questo studio, realizzato a New York, USA, è basato su dati raccolti da gennaio a maggio del 2012.

Hanno partecipato 459 famiglie in cui i genitori avevano fatto un trattamento di ricezione ovocitaria tra il 1992 e il 2003. Attraverso un seminario e un’inchiesta con 52 domande uguali, sono stati raccolti i seguenti dati:

– Il 43% aveva comunicato le loro origini ai propri figli
– Il 39% aveva intenzioni di raccontarlo
– Il 9% non sapeva ancora cosa fare, e un 9% non aveva nessuna intenzione di spiegare le loro origini ai propri figli.

Dall’altro lato, sono stati raccolti anche dei dati statistici su che età fosse la più indicata per dare l’informazione, i motivi per cui bisognava informarli, ecc.

– L’età media in cui rivelarlo era, per il momento, di 5,5 anni.
– I motivi principali, riportati nel questionario erano: il diritto del bambino di conoscere le sue origini, il desiderio di essere una famiglia onesta e aperta, sapere che mantenere segreti in famiglia è dannoso e pregiudizievole per il futuro.

Le famiglie che non avevano ancora parlato delle origini ai loro figli dicevano di non aver trovato il momento giusto, o di non sapere come infuocare il tema e rivelarlo. Questi sentimenti si intensificavano creando maggiore ansia con il passare del tempo; diventando così sempre più complicato trovare le parole e il momento giusti.

È stato anche scoperto che i genitori di figli al di sotto degli 8 anni avevano meno conflitto con la rivelazione delle origini.

Dopo lo studio si raccomanda un maggiore sostegno ai pazienti che si sottopongono a un trattamento di ricezione ovocitaria, indicandogli cosa dice la letteratura sulla divulgazione dell’origine in riproduzione assistita. Cercando sempre di comunicare il fatto in sé in età precoce, e fornendo appoggio e sostegno per assicurargli che il cammino da seguire sia quello previsto e stabilito tra il prefessionista e il paziente.

 

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