Nanoparticelle per la fertilità

Un gruppo di scienziati, utilizzando nanoparticelle come cavalli di Troia, ha progettato e testato in laboratorio, un nuovo modo per combattere il cancro: un farmaco a base di arsenico che attacca le cellule tumorali senza danneggiare le ovaie come la chemioterapia. Questo nuovo metodo aiuterà a proteggere la fertilità delle donne che devono sottoporsi a trattamenti antitumorali.

“Il nostro obiettivo generale è quello di creare farmaci intelligenti in grado di combattere il cancro, senza causare sterilità, soprattutto nelle donne giovani”, ha chiarito in un comunicato Teresa Woodruff, ricercatore e capo del dipartimento di conservazione della fertilità presso l’Università Northwestern della Scuola di medicina Feinberg di Chicago. Il farmaco agisce come un cavallo di Troia e si basa sulla creazione di una capsula nanobin, una capsula di grasso che trasporta cristalli di arsenico per combattere il cancro in modo localizzato.

Il corpo considera il nanobin come un liposoma, anche se in realtà contiene mezzo milione di molecole di farmaco antitumorale. “Bisogna attaccare il tumore con una dose significativa di arsenico, evitando l’esposizione di altri organi del paziente”, spiega Thomas O’Halloran, un altro ricercatore.

I liposomi sono cento volte più piccoli di una cellula umana media e scorrono facilmente attraverso i fori dei vasi sanguigni che il tumore utilizza per crescere. D’altro canto, dato che il tessuto tumorale è leggermente più acido rispetto al tessuto sano, i ricercatori hanno fornito la nanoparticella di istruzioni per rilasciare il suo carico in ambienti acidi, evitando l’esposizione dei tessuti sani.

Servendosi del nuovo test di tossicità, il team è stato in grado di dimostrare che il nanobin è efficace nella lotta contro le cellule tumorali, evitando danni al tessuto ovarico, agli ovuli o ai follicoli. Questo risultato si basa sul fatto che la tossicità dell’arsenico si riduce: essendo incapsulato, infatti, il composto non è bioattivo e viene rilasciato solo quando si trova in mezzo al tumore. Inoltre, negli studi realizzati in pazienti con linfoma, il farmaco si è rivelato più efficace dei farmaci tradizionali.

I ricercatori hanno testato il farmaco in pazienti con linfoma, perché questa è una patologia ad elevata prevalenza nei pazienti in età riproduttiva. Dal momento che il triossido di arsenico è già stato testato con successo nel trattamento della leucemia e di altri tumori umani, il team ritiene che il nanobin potrebbe essere utilizzato per altri tipi di tumori, compreso quello della mammella.

Il farmaco è stato pensato per massimizzare il suo impatto e, allo stesso tempo, per ridurre al minimo la sua aggressività contro il corpo umano. “Molti farmaci contro il cancro compromettono la fertilità, per questo il concepimento di questi nuovi medicinali rappresenta una sfida. I trattamenti colpiscono molte parti del corpo, alcune delle quali possono ristabilirsi, contrariamente a quello che succede con la fertilità. Da qui l’importanza di questo nuovo farmaco”, aggiungono i ricercatori.

Per dimostrare che il medicinale non aveva effetti sulla fertilità, il team ha sviluppato follicoli in vitro, in quanto questi sono i primi a soffrire quando si esegue una sessione di chemioterapia. Con il test è stato constatato che la nanoparticella e l’arsenico erano molto meno tossici per la fertilità femminile. Questo risultato può aiutare i medici a valutare le opzioni di cura del cancro per i malati che vogliono preservare la loro fertilità. “Il test fornisce una maggiore capacità di reazione: quando si percepisce che il farmaco colpisce i follicoli, è possibile cambiare il medicinale”, dice Woodruff.

La nanoparticella che agisce come farmaco è il primo medicinale a essere testato mentre è ancora in fase di sviluppo, grazie all’elaborazione di questo meccanismo di verifica della sua efficacia e degli eventuali effetti negativi sulla salute. I progressi nella terapia contro il cancro si traducono non solo in tassi di sopravvivenza più alti, ma anche nel miglioramento della qualità della vita dei pazienti. Le donne che hanno dovuto sottoporsi a trattamenti anticancro dopo la malattia si trovano di fronte a una perdita temporanea o permanente della fertilità. Per questo motivo, i medici raccomandano che prima della chemioterapia o della radioterapia venga eseguito un trattamento di conservazione della fertilità. Il lavoro su questo nuovo farmaco e il test di affezione delle ovaie è stato pubblicato il 20 marzo sulla rivista scientifica PLoS ONE.

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