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Tre “genitori” e un biberon

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Lo scorso mese su tutti i giornali veniva pubblicata questa notizia: “Nel Regno Unito si autorizzano trattamenti con tre genitori”.

La Camera dei Comuni britannica ha approvato questa nuova tecnica con una maggioranza di voti a favore.

Con questo nuovo procedimento si evita di trasmettere alla discendenza, le malattie genetiche mitocondriali di cui possono essere portatori i genitori. Il processo  sarà il seguente: da un lato l’ovulo della donna portatrice di malattia genetica, che vuole essere madre, dall’altro il seme sano, del partner o di un donatore, e per finire l’ovulo di una donatrice giovane e sana.

Tutto il procedimento si svolgerà in laboratorio.

Per prima cosa si creano gli embrioni, si fecondano tanto l’ovulo della futura madre come quello della donatrice con lo sperma del partner o di un donatore. Una volta che sono stati creati gli embrioni si separano i nuclei (in cui si trova il maggiore carico di DNA) del citoplasma, in cui s ritrovano solitamente i fattori che determinano alcune malattie gentiche. Sarà utilizzato il nucleo della madre ricettrice e il citoplasma sano della donatrice di ovuli, questo gamete verrà quindi trasferito posteriormente nell’utero della madre ricettrice e futura gestante.

Le malattie mitocondriali, la cui trasmissione può essere evitata grazie a questo procedimento, sono quelle che in molte occasioni danno luogo a danni cerebrali, attacchi cardiaci, cecità e, molte volte, fanno sì che il bebè non arrivi al suo primo anno di vita. Solo attraverso questa tecnica si riuscirebbero ad evitare, nei primi momenti del concepimento. Per questo motivo è imprescindibile utilizzare tecniche di fecondazione in vitro.

Oltre a impedire la trasmissione di malattie mitocondriali, con questa tecnica si riesce a trasmettere un’alta parte del DNA dei genitori, dato che della donatrice di ovuli si trasmette solo lo 0.18%, condizionando minimamente le caratteristiche genetiche del futuro bebè.

Come tutte le scoperte che concernono questa specialità, sono state sollevate polemiche da vari ambienti, tuttavia la comunità scientifica difende questo procedimento realizzato solo ed esclusivamente a beneficio del paziente.

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