Psicologia

Intrevista a Rosa Maestro, di Masola

Intrevista a Rosa Maestro, di Masola“Il nostro modello di famiglia è accettato e riscuote anche sostegno sociale”

Dalla fine del 2008  Rosa Maestro è responsabile di Masola, un sito web informativo dedicato a ragazze madri senza partner. L’idea è nata per “informare le donne single che ricorrono alla fecondazione assistita”. “Su Internet esistevano alcuni forum, ma con informazioni molto sparse e anche erronee. Come giornalista e madre single (la Maestro ha due figlie), ho pensato che fosse un’iniziativa necessaria”, spiega. La presidente di Masola ci parla del progetto, dei pregiudizi sociali in Spagna e del desiderio di essere madre.

Che evoluzione ha avuto il numero di madri single?

È aumentato in modo significativo, di circa un 40%, secondo i dati provenienti da diverse cliniche di riproduzione assistita. Certamente ora è una condizione più comune, siamo più in contatto tra noi e lottiamo insieme per i nostri diritti. Il nostro modello di famiglia gode di accettazione e sostegno sociale. Tuttavia, dal punto di vista politico, istituzionale o economico continuiamo a essere un modello discriminato.

Perché?

In Spagna è complicato essere madri. La conciliazione non esiste. In molte aziende quando ci candidiamo per un posto di lavoro, siamo discriminate solo per essere madri single; le famiglie con un solo genitore vengono discriminate e le università concedono aiuti economici per l’iscrizione solo alle famiglie numerose. No, non abbiamo diritto ad aiuti di nessun tipo. Dal punto di vista fiscale siamo discriminate (una famiglia con due genitori riceve maggiori sgravi fiscali per i figli a carico rispetto a una famiglia con un solo genitore). Siamo discriminate se desideriamo adottare un bambino; e se desideriamo sottoporci a una trattamento di riproduzione assistita in un istituto della sanità pubblica. Si ricordano di noi solo alcuni partiti politici, nei periodi di propaganda elettorale; altri nemmeno ci nominano. La sinistra ci discrimina tenendoci al guinzaglio; la destra, invece, ci strangola.

Lei è madre single di due figlie, ci racconta la sua esperienza?

Arrivata a una certa età, non avevo ancora trovato un partner con cui formare una famiglia e allora ho deciso di formarla da sola. Mi rivolsi a una clinica di fertilità e rimasi incinta. Quando volevo essere di nuovo madre, ho pensato all’adozione, perché al mondo ci sono troppi minorenni che hanno bisogno di una famiglia, ma ancora una volta volevo essere una madre single. Tutto nella vita ha dei pro e dei contro e io avevo già trovato i pro per affrontare una maternità da sola.

Rosa Maestro, con le sue due figlie
Rosa Maestro, con le sue due figlie

Può dircene qualcuno?

Affrontare la maternità o la paternità non è semplice. Condividere l’esperienza può renderle più tollerabili, ma penso che molto dipenda dalle persone. Un evidente vantaggio riguarda l’educazione. Una persona può apportare una maggiore coerenza rispetto ad alcune coppie. Può succedere che i genitori abbiano un diverso concetto di educazione, che ognuno di essi desideri dare un’educazione diversa. In tal caso, o uno dei due cede o si finisce per discutere. Se si è da soli, è più difficile prendere decisioni, ma è anche vero che una persona sola sa dove vuole arrivare.

Crede che il modello familiare incida sull’educazione?

L’educazione di un bambino dipende dall’affetto e dall’educazione dei propri genitori (di recente ho letto una cosa meravigliosa, che la parola insegna ma l’esempio prevale) e non dal fatto che questi siano un uomo e una donna, l’uno o l’altra da soli, due donne, due uomini ..

Cosa ne pensa dei valori della famiglia tradizionale?

Io credo nel modello classico della famiglia; è stato il modello con il quale sono cresciuta. Così come credo negli altri modelli di famiglia. Il problema non è il modello, ma le persone che lo compongono. Veniamo educati con molta logica matematica ma riceviamo una scarsa educazione emotiva. Il problema siamo sempre noi, le persone, non il modello familiare del quale formiamo parte.

Un gruppo di persone non è d’accordo…

L’ipocrisia abbonda in questi casi. Ma in generale risponde alla paura del diverso, al fatto che le stesse persone che sentono questa paura sono state educate secondo norme predefinite o al fatto che sono stati venduti loro valori religiosi ristretti. Molte di queste persone che predicano di rappresentare il modello migliore, quello della famiglia tradizionale, sono proprio quelle persone che dopo soffrono di infertilità e non cercano di risolvere il problema; quelle che poi hanno relazioni omosessuali e amareggiano per tutta la vita la moglie o il marito. Sono i vigliacchi, quelli che non sono in grado di vivere la vita seguendo i loro veri sentimenti, che si servono dell’ipocrisia per giudicare gli altri. Le persone che vivono come vogliono vivere davvero, si preoccupano della loro vita e non si preoccupano affatto di come vivono gli altri.

Come definirebbe la famiglia?

Il concetto di famiglia è così vasto che è difficile da descrivere. La famiglia per me indica un gruppo di persone, e anche animali, che dipendono gli uni dagli altri, che si amano, che si vogliono bene, che si prendono cura gli uni degli altri, si proteggono e aiutano i più piccoli a crescere e a diventare persone. Per questo non importa che una famiglia sia composta da una, due o tre persone … o di sesso opposto o dello stesso sesso, ciò che conta sono i valori e la stabilità emotiva del nucleo familiare.

Nella storia dell’umanità, sono state comuni le famiglie monoparentali?

Una volta ho sentito dire che l’uomo partiva per la guerra per mettere alla prova il suo coraggio, ma quello che in realtà metteva alla prova era il coraggio di sua moglie, che restava vedova e portava avanti da sola l’intera prole. Sono sempre esistite le famiglie monoparentali, sotto forme diverse, ma ci sono da una vita. Così come esiste da sempre una marginalizzazione verso questo modello di famiglia, che raramente è stato sostenuto dalle istituzioni.

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