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L’aspetto psicologico in un trattamento di fertilità: un nuovo supporto presso IVF Spain Madrid.

La nostra attenzione verso il paziente italiano non si ferma solo nella qualità dei servizi altamente personalizzati e tecnologie all’avanguardia, per noi è importante che il paziente affronti il trattamento con la giusta serenità che gli permetta di arrivare il prima possibile alla gravidanza.

Per questo motivo alla IVF Spain Madrid abbiamo deciso di collaborare con la dott.ssa Daniela de Cesareo, psicoterapeuta specializzata in Trattamenti di Riproduzione assistita, che aiuterà i nostri pazienti ad affrontare il trattamento anche dal punto di vista psicologico. Abbiamo deciso di porle alcune domande per darvi modo di conoscerla.

Che motivazione l’ha spinta a dedicarsi ad appoggiare le pazienti che stanno effettuando un trattamento di fertilità?

Mi occupo di Psicologia della Riproduzione dal 2008.  Il mio primo approccio alle problematiche della fertilità, infertilità e Pma è scaturito proprio dalla storia di una paziente che, seppur quando è arrivata alla mia attenzione era in età avanzata e mi chiedeva aiuto per altre motivazioni che non riguardavano la ricerca di un figlio, portava ancora con sé un dolore molto profondo per questa mancanza ed il ricordo di una percorso di fecondazione assistita particolarmente difficile e negativo, di cui faceva ancora fatica a parlare seppur a distanza di anni.

Da allora il mio interesse e la mia curiosità per la tematica e per i suoi risvolti emotivi, psicologici, sociali e culturali mi hanno portato ad approfondire le conoscenze e le competenze in maniera da essere più efficace ed efficiente nel mio intervento con questa tipologia di pazienti. È iniziato allora un attento studio della materia e proprio per tale motivo ho anche approfondito la mia professionalità attraverso un Master di perfezionamento in tale ambito senza sapere allora che poi io stessa sarei diventata formatrice per i colleghi ed il personale sanitario in questa tematica.

In cosa consiste il suo aiuto al paziente? Come può migliorare l’esperienza dei pazienti?

Il mio intervento con i pazienti che affrontano un percorso di Pma consiste nell’accompagnarli in un viaggio molto complesso dove spesso si sentono soli, disorientati ed in balia di una serie di emozioni, sentimenti e pensieri che non permettono di vivere con serenità il percorso.

Un supporto psicologico è fondamentale in questo ambito perché aiuta e sostiene le coppie in tanti momenti che possono risultare di difficile gestione come:

  • l’elaborazione della diagnosi di infertilità
  • la gestione delle emozioni negative
  • la valutazione delle possibili opzioni per diventare genitori
  • la gestione dell’ansia e dello stress derivati dal trattamento e dai possibili imprevisti che possono sorgere
  • la depressione a cui alcune persone possono andare incontro
  • la paura del fallimento ma anche del positivo
  • l’elaborazione del lutto biologico legato alla scelta delll’eterologa
  • la gestione delle dinamiche di coppia, della relazione sessuale e della comunicazione tra partner
  • le possibili conseguenze che tutto il percorso può avere con la rete sociale, relazione lavorativa
  • affrontare le perdite che siano dei negativi o delle gravidanze che si interrompono
  • il supporto alla gravidanza che arriva dopo un percorso di PMA che è vissuta spesso in maniera differente da una gravidanza naturale
  • il saper darsi un limite e dire basta accettando una vita senza figlie molte altre cose ancora.

Un supporto psicologico e/o psicoterapeutico può essere necessario,  soprattutto con le donne, per quanto riguarda un aspetto che è sempre presente, ossia la dimensione corporea, proprio perché nella gestione di un percorso in cui il corpo è protagonista questo elemento non può e non deve essere trascurato, per questo motivo e per la lunga esperienza in questo campo, io ritengo che un percorso dedicato alla ricerca di una gravidanza che tarda ad arrivare è un percorso a metà se non viene presa in considerazione anche questa parte.

I pazienti che si lasciano accompagnare psicologicamente in questo viaggio “scomodo” affrontano la situazione con maggiore consapevolezza, e come molti medici stessi riferiscono sono più collaborativi, aderiscono meglio ai trattamenti permettendo un approccio più sciolto al percorso.

Crede che le cliniche di fertilità dovrebbero migliorare il loro servizio di attenzione al paziente?

Ritengo che il paziente, la coppia, debba essere presa in carico in toto. Che ci debba essere maggiore attenzione alla “persona” e non solo al problema o al sintomo.

Non dimentichiamo che quella che abbiamo di fronte è una coppia che ha la sua storia, le sue prerogative, le sue credenze ed è portatrice a sua volta della storia di due individui singoli che a loro volta hanno la loro unicità.

Le cliniche dovrebbero offrire una comunicazione più agevole, non dimentichiamo quanto sia importante una buona e sana comunicazione e quanto questa possa favorire o meno la compliance ai trattamenti e la fiducia nei curanti. Ritengo che le cliniche dovrebbero anche offrire la possibilità di percorsi maggiormente differenziati e prendere in considerazione figure e competenze complementari che orbitano intorno alla problematica e che possono essere un’enorme risorsa per i pazienti i quali poi sceglieranno in base alle loro esigenze, alle loro possibilità ed inclinazioni quali percorsi affiancare alla procedura strettamente medica.

Seconde lei, perché è ancora difficile parlare apertamente dell’infertilità?

Viviamo una società prestazionale che ci richiede di essere fertili e produttivi da tutti i punti di vista, occorre essere all’altezza, rispondere alle richieste e alle esigenze spesso non nostre in verità, e mostrare di essere adeguati anche a livello sociale.

La debolezza, la diversità quindi non sono contemplate.

La paura di fondo è quella di non essere più guardati allo stesso modo dagli altri perché ci si vergogna di essere sterili o infertili.

Per uomo e donna poi esistono delle sfaccettature differenti rispetto a questo argomento.

Accettarsi è un percorso lungo e doloroso ed accettare di non riuscire a portare a compimento una cosa per cui siamo naturalmente predisposti porta ad isolarsi e a non parlarne.

Occorre invece cominciare a parlare di infertilità e PMA, a parlarne tanto e bene perché solo la conoscenza e l’informazione può portare le persone intorno a noi a cercare di capire ed immedesimarsi con la sofferenza altrui e soprattutto a non porre domande dolorose ed imbarazzanti (ma figli ancora niente?) che alimentano la sensazione di essere “difettosi”.

La dott.ssa De Cesario sarà con noi il prossimo 21 ottobre alle ore 17:30 in un webinar interamente dedicato all’appoggio psicologico durante un percorso di Procreazione assistita.

Per partecipare gratuitamente cliccare nel seguente link.

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